Settore horeca e agriturismo sotto pressione

Nel merito della chiusura delle attività dedicate alla ristorazione alle 18 prevista nel nuovo DPCM, diversi sono stati i commenti. Per Federalimentare, chiarisce il presidente Ivano Vacondio, “La questione horeca si lega a tutta l’industria alimentare: senza i consumi relativi alla ristorazione, essa è destinata a indebolirsi ulteriormente. Le vendite alimentari sono già stagnanti in valore e ancor più in volume e il carrello della spesa si è già impoverito. L’80% degli italiani utilizza in modo più o meno abitudinario il fuori casa, per un fatturato pari a 80 miliardi di euro: siamo di fronte a un terzo di tutti i consumi alimentari del Paese ma anche al settore che veicola in maggiore misura le eccellenze e l’immagine del Made in Italy alimentare. Il rischio vero, se non si interviene in modo adeguato – conclude Vacondio – è quello di rendere strutturale la crisi. È già avvenuto con quella del 2008: il Paese non può permettersi di scendere un altro scalino”.

Gli fa eco anche Confagricoltura Lombardia. “La quasi totale chiusura del canale horeca – afferma Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura Lombardia – avrà strascichi molto pesanti per un settore agricolo che in Lombardia vede produzioni di eccellenza come Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, carni bovine, pollame, vini eccellenti, ortofrutta e un settore florovivaistico molto vivace, senza dimenticare i tanti agriturismi presenti nella nostra regione. Infatti – prosegue Boselli – la rimodulazione dell’offerta, nel passaggio dei prodotti dal canale horeca alla grande distribuzione, comporterà significative riduzioni di valore delle derrate agricole, il rischio di non ritiro del prodotto e di speculazioni all’interno delle filiere, a scapito di agricoltori e consumatori”.

Confagricoltura ricorda come consumi alimentari extra domestici, nel 2019, siano ammontati a 85 miliardi di euro. Secondo le stime di Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), a causa dell’emergenza sanitaria, si profila quest’anno una contrazione di 34 miliardi di euro.

In una nota in merito, per Uncem – Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani “Il blocco della ristorazione, dei bar, dei pub, delle gelaterie, delle pasticcerie dopo le 18 va rivisto con urgenza. Sbloccato, soprattutto per i Comuni piccoli e i territori montani, dove queste attività rappresentano in moltissimi casi l’unico presidio economico, insieme a uno o pochi negozi di alimentari. Come hanno ribadito nelle ultime ore da diverse organizzazioni delle imprese agricole, si mettono a rischio filiere agroalimentari con diversi miliardi di danni previsti. Chiediamo al Governo di rivedere con Regioni ed Enti locali il limite delle ore 18 previsto dal DPCM del 24 ottobre. Molte imprese rischiano di morire e così cresce la ‘desertificazione commerciale’ che Uncem da sempre denuncia, visti i già 200 Comuni montani in Italia senza un negozio e senza un bar”.

Settore horeca e agriturismo sotto pressione - Ultima modifica: 2020-10-27T07:23:52+00:00 da Redazione Dairy

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