Latte, i nuovi comandamenti

“Per anni si è pensato che le uniche variabili da tenere in considerazione fossero la quantità e il prezzo, senza preoccuparsi di altro. Era una mentalità che pervadeva molti segmenti dell’agricoltura e non solo”. Così Angelo Rossi, fondatore di Clal.it (portale di riferimento mondiale per il settore lattiero-caseario), dà il la a una intervista corale a tutti i componenti del team di Clal, chiamati a leggere, analizzare dati, osservare grafici, tendenze, produzioni, ma anche notizie.

Gli esempi concreti di una svolta epocale non mancano. “Unilever, multinazionale con sede nei Paesi Bassi, è stata molto chiara a riguardo: d’ora in avanti selezioneremo i nostri fornitori sulla base delle politiche ambientali adottate. È una scelta di impresa chiara, molto netta, che non ammette deviazioni da quella che è una linea maestra improntata sull’etica, perché l’ambiente è anche etica” commenta il team di Clal.

Forse non è un caso che tutto ciò parta dall’Olanda. I Paesi Bassi da alcuni anni hanno adottato un’impostazione produttiva eco-friendly e i cittadini sono riusciti a far passare la propria posizione: sì alla zootecnia, purché rispetti standard definiti di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Il che significa anche attuare piani di azione concreti verso l’economia circolare.

E infatti, nelle scorse settimane, il ministero dell’Agricoltura ha annunciato una svolta verso la Blue Economy, supportata dall’Università di Wageningen, che in termini di ricerca applicata non ha rivali.

A osservare i numeri, il caso olandese è da manuale. La filiera lattiero casearia attendeva con ansia la fine delle quote latte, il 31 marzo 2015, invocando una sorta di Liberation Day, una festa della liberazione che avrebbe consentito alle stalle di produrre senza più alcun freno. E così, le elaborazioni visibili ancora oggi sul sito di Clal sono testimoni di una prima accelerazione delle produzioni nel 2014 (12,473 milioni di tonnellate), per poi dilagare negli anni a venire: 13,331 milioni di tonnellate nel 2015, addirittura 14,324 milioni nel 2016, già nel pieno di una crisi dei prezzi che aveva costretto persino la Commissione Agricoltura dell’Unione europea a intervenire con misure di aiuto al taglio delle produzioni.

“Dal 2017 le consegne di latte nei Paesi Bassi sono diminuite, complice anche l’introduzione della quota fosfati, un vincolo legato appunto ai quantitativi di fosforo nel terreno, che nei Paesi Bassi costituisce un vincolo di legge insieme alla nota direttiva europea sui nitrati. Oggi l’attenzione ambientale è cresciuta e diventerà uno dei parametri per la definizione del prezzo”, puntualizza il Clal. La fase di produzione è chiamata, molto più di ieri, a rispettare parametri ambientali, packaging specifici, emissioni in termini di CO2 ed equilibrio nella cosiddetta impronta idrica.

Altra emergenza da non sottovalutare, sia in ottica di produzione che in chiave di vendita delle produzioni, è -per la squadra guidata da Angelo Rossi- il fenomeno dei cambiamenti climatici. “Il fattore climatico sarà via via cruciale. Bisogna pertanto educare all’attenzione verso tali aspetti e adeguarsi di conseguenza, perché il climate change potrebbe determinare una minore produzione e influire sulla qualità dei prodotti lattiero caseari”.

Infine, in questo New Deal degli ultimi anni, anche l’attenzione ai dipendenti e ai lavoratori è una variabile che in futuro distinguerà le produzioni etiche. “Innovazione, produzione e ricerca dovrebbero muoversi all’unisono, dialogando costantemente, perché va benissimo rifarsi alle tradizioni, soprattutto quando si parla di Dop casearie, ma è altrettanto indispensabile un’attenzione costante ai risultati pratici, perché i bilanci delle stalle, delle cooperative e delle industrie di trasformazione devono essere positivi. Se anche solo uno di questi soggetti si trova in sofferenza, si inaspriscono le tensioni e il dialogo, già di per sé complicato, scompare del tutto”.

Qual è lo scenario attuale?

La produzione mondiale a livello globale nei primi quattro mesi del 2019 ha frenato. Si parla di un -0,4% in termini di produzione media giornaliera dei principali Paesi esportatori di latte: Ue28, Usa, Nuova Zelanda, Australia, Argentina, Ucraina, Bielorussia, Cile e Uruguay. Osservando i dati attraverso la formula dell’equivalente latte (Milk Equivalent), le produzioni del primo quadrimestre di quest’anno hanno segnato a livello globale una frenata dello 0,5%, dato dalla media dei vari player. L’Unione europea ha registrato una crescita dello 0,4%, l’Australia una flessione dell’11,7%, la nuova Zelanda ha perso l’1,3% su base tendenziale, gli Usa hanno registrato un aumento della produzione di latte dello 0,2%. Le importazioni si mantengono su un quadrante positivo, nell’ordine dell’1,8%, con l’export globale in crescita dell’8% e consumi al +1%, a conferma di una dinamicità che rispecchia la fiducia del mercato. I prezzi, di conseguenza, si collocano in scia di questa dinamicità.

Che cosa dobbiamo attenderci in futuro in termini di prezzi?

Se ci concentriamo sull’Unione europea, nel mese di marzo le consegne di latte sono cresciute dell’1,4% su base tendenziale, mentre in aprile l’incremento è stato dell’1,3%. Nel complesso, il contesto potrebbe rappresentare un quadro orientato alla frenata dei listini, ma in verità c’è un rallentamento delle produzioni dei due principali Paesi produttori: Francia e Germania. Nei primi quattro mesi del 2019 la Francia ha visto una riduzione dei volumi di latte consegnati dell’1,8%, mentre la Germania, con il calo dello 0,5% in aprile, ha un bilancio del primo quadrimestre 2019 negativo per lo 0,2% rispetto allo stesso periodo del 2018”.

A trarre benefici dello scenario franco-tedesco è il prezzo del latte in Italia, che storicamente risente dell’andamento produttivo dei due Paesi a nord delle Alpi, in particolare della Germania. L’andamento del latte spot, in questa fase, lo dimostra. Nelle ultime tre sedute borsistiche il prezzo del latte crudo spot nazionale sulla piazza di Verona è cresciuto a colpi del 3,5% su base congiunturale, arrivando a un picco massimo di 46 euro per 100 chilogrammi. Non bisogna lasciarsi trarre in inganno, però. Il sistema lattiero-caseario italiano si basa perlopiù sulla valorizzazione del latte in filiere di formaggi Dop, con contratti di conferimento in periodi più lunghi rispetto alla consegna del latte spot e con una rete di cooperative che ha un sistema di remunerazione del latte su base annuale. Però picchi di prezzi così alti del latte spot stanno a significare che c’è carenza di materia prima.

Guardando le dinamiche internazionali dei mercati, la Cina e il Sud-Est asiatico sembrano trainare la domanda.

Si tratta di due aree molto vaste, con una popolazione in crescita e un miglioramento dei redditi medi, che assorbe prodotti lattiero-caseari. Inoltre, forse in conseguenza dello scandalo del latte alla melamina di alcuni anni fa, la Cina ha sviluppato una forte attenzione alla sicurezza alimentare. Questo si traduce in un vantaggio per l’Italia e per l’Unione europea, che hanno standard qualitativi e igienico-sanitari molto più elevati rispetto ad altre aree del pianeta. L’import di prodotti lattiero-caseari nel Sud-Est asiatico a maggio è cresciuto del 13% in tonnellate di prodotto, contro una media del 6% a livello mondiale. Ma quanto durerà? Le previsioni di crescita del Pil cinese sono meno floride rispetto ad alcuni anni fa: quali saranno le conseguenze per i prodotti lattiero-caseari? Quale sarà la capacità di penetrazione dei formaggi italiani nell’area?

I farmer americani stanno attraversando una fase di crisi piuttosto marcata. Quanto durerà la crisi del latte?

A livello di produzione le previsioni per il 2019 vedono un incremento delle consegne statunitensi dello 0,3%, mentre l’Ue28 dovrebbe incrementare le consegne annuali dello 0,5%. Verso la fine dell’anno dovremmo assistere, dunque, a una ripresa, per avere un miglioramento quantitativo nel 2020. Cambierà sicuramente la morfologia e la struttura del settore produttivo negli Stati Uniti. L’ultima crisi dei prezzi è stata molto pesante e ha lasciato dietro di sé la chiusura di molte stalle. Wisconsin, Michigan e Minnesota, i tre Stati del Midwest più produttivi in termini di quantità, nei primi tre mesi del 2019 hanno incrementato le proprie produzioni rispettivamente dell’1,4, dell’1,2 e dello 0,9%.

Parallelamente, negli Usa sta aumentando la produttività per vacca, mentre, è in flessione il numero di bovine rispetto all’inizio dell’anno. Segnali di una fase di assestamento dopo la forte crisi, ma potremmo essere alle porte di una ripresa appunto a partire dalla fine dell’autunno.

Effetti della politica di Trump?

Difficile dare una risposta. L’export dell’Unione europea verso gli Stati Uniti è positivo per formaggio e burro nei primi quattro mesi dell’anno, ma gli operatori vivono una fase di profonda incertezza. Dazi, chiusure commerciali, politiche aggressive sono nemiche della stabilità e potrebbero esserci riflessi negativi per tutti. Siamo, però, abituati a repentini mutamenti di fronte e sappiamo che gli Stati Uniti sono un grande mercato per l’Italia e l’Europa.

Intanto proseguono le tensioni con la Russia.

Purtroppo. Putin sta attuando un piano di rilancio dell’agricoltura e della zootecnia, compreso appunto il settore lattiero-caseario. L’obiettivo non è solo l’autosufficienza, ma anche arrivare presto a esportare. Se e quando torneranno cordiali i rapporti diplomatici con la Russia, per l’Italia ci sono buone possibilità di collocare i propri formaggi di alta qualità. In quel segmento potremmo avere speranza di fare business, mentre chi avrà prodotti standardizzati si ritroverà a competere con molta difficoltà con i prodotti russi, con la popolazione che preferirà formaggi e latticini nazionali. Il target italiano, invece, è più elevato e, quindi, con maggiore facilità di penetrazione. Ma tutto dipenderà dalla volontà politica.

Quali suggerimenti per produttori, imprese e lettori?

Dare maggiore attenzione alle informazioni di mercato: import, export, produzioni, consumi. In tutte le loro dinamiche.

Matteo Bernardelli

Latte, i nuovi comandamenti - Ultima modifica: 2020-03-24T09:00:28+00:00 da Redazione Dairy

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