La congiuntura della filiera lattiera nel secondo trimestre

 

Ismea ha appena pubblicato un report inerente alla congiuntura agroalimentare del secondo trimestre del 2020, alle anticipazioni e alle prospettive

Nel secondo trimestre 2020 la crisi del settore lattiero caseario nazionale, già in atto agli esordi dell’anno, si è ulteriormente acuita durante il lockdown. A supporto del settore, al fine di alleggerire la pressione dell’offerta, sono state introdotte misure emergenziali di sostegno per il ritiro dal mercato, sia a livello comunitario con l’aiuto all’ammasso privato sia a livello nazionale con il fondo per la distribuzione agli indigenti, ma gli effetti sui listini dei principali prodotti guida non sono ancora visibili.

Dopo il calo del 6% evidenziato nel primo trimestre 2020 su base tendenziale, i prezzi dei prodotti lattiero-caseari nazionali hanno perso l’11% nel secondo trimestre, principalmente a causa del rallentamento dei formaggi duri.

Nel secondo trimestre i listini del Parmigiano Reggiano hanno ceduto mediamente il 28% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno mentre quelli del Grana Padano il 19%. La situazione è risultata critica anche per le materie grasse – con i prezzi del burro più che dimezzati – e i prodotti freschi (soprattutto mozzarella e latte fresco), che sono stati particolarmente colpiti dalla chiusura di mense, ristoranti, pizzerie, bar e pasticcerie.

Il mercato è risultato appesantito poiché, nonostante l’avvio della cosiddetta “fase 2”, le perdite dell’horeca, in cui normalmente si realizza circa il 60% del valore dell’intera filiera nazionale, non sono state compensate né dall’aumento delle vendite presso la GDO, né dalla sostanziale tenuta delle esportazioni. Un impatto fortemente negativo sulla domanda interna è stato impresso, inoltre, dal mancato avvio della stagione turistica e dalle scarse presenze di stranieri sul territorio nazionale. Le minori richieste dei caseifici, dovute in parte alle difficoltà di collocamento dei prodotti finali ma anche alla mancanza di manodopera per motivi di salute o limitazioni agli spostamenti, hanno generato un’eccedenza di materia prima in corrispondenza di un forte incremento della produzione di latte negli allevamenti nazionali. Nel primo semestre, infatti, le consegne sono aumentate del 4% rispetto allo scorso anno e la progressiva erosione del prezzo del latte crudo alla stalla ha portato gli allevatori a percepire mediamente nel mese di giugno 35,6 euro/100 litri (iva esclusa, senza premi), pari a quasi 5 euro/100 litri in meno rispetto a quanto accadeva un anno fa.

I consumi domestici

Sul fronte della domanda interna, le vendite lattiere del primo semestre 2020 sono risultate in netto miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2019 (+11,5%). Tutte le referenze – sia nel segmento dei prodotti sfusi che in quello dei confezionati – hanno evidenziato trend positivi, seppure con diverse intensità. In particolare, per i formaggi la spesa ha segnato un incremento del 12,5% nel primo semestre, trainata soprattutto dai prodotti confezionati (+18,4%) e dal segmento dei duri (+10,6%). Per quanto riguarda il segmento del latte, la spesa è aumentata del 7,9% nei primi sei mesi, in misura quasi esclusiva per il latte UHT (+13%) a fronte di una dinamica sempre negativa per il fresco (-1,3% nel primo semestre 2020, dopo il -2,5% registrato nel 2019).

Discreto l’interesse mostrato per lo yogurt (spesa +7,4%), probabilmente come conseguenza della maggiore frequenza di pasti e spuntini consumati tra le mura domestiche.

L’export

Sul fronte estero, dopo il livello record raggiunto nel 2019 con oltre 450 mila tonnellate di formaggi italiani inviati oltreconfine (+6,3% rispetto al 2018) e un fatturato realizzato all’export pari a 3,1 miliardi di euro (+11,2% rispetto al 2018), le esportazioni hanno rallentato il ritmo nei primi sei mesi del 2020 (+3% in volume e +0,8% in valore su base annua) come conseguenza delle difficoltà logistiche legate alla pandemia e del protrarsi della chiusura della ristorazione in alcuni mercati strategici (p.e. Stati Uniti). In particolare, per Grana Padano e Parmigiano Reggiano, le esportazioni sono rimaste al palo (+0,6% nel periodo gennaio-giugno 2020) a fronte di prezzi all’export mediamente in calo (-3,5%). Diversamente per il Pecorino Romano, le esportazioni sono calate in misura più significativa (-19% in volume nel primo semestre 2020), ma i prezzi all’export sono risultati in forte aumento rispetto a quanto avveniva lo scorso anno (+13%).

La contrazione dei volumi è stata determinata dalla diffusione della pandemia, mentre l’effetto slancio sui listini è stato probabilmente dovuto all’esclusione del Romano dalla cosiddetta blacklist dei superdazi USA, che strutturalmente rappresenta il primo mercato di sbocco assorbendo poco meno dei due terzi dei volumi complessivamente esportati dall’Italia. Tali prospettive hanno impresso stabilità al mercato interno durante l’emergenza Covid-19, con i prezzi del Romano mediamente assestati sui 7,66 euro/kg nel periodo gennaio-giugno 2020. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le quotazioni nazionali hanno recuperato oltre il 14% e ciò si è trasferito anche a monte della filiera con i prezzi del latte ovino che nel mese di giugno hanno sfiorato gli 80 euro/100 litri nell’areale sardo.

Fonte: Ismea

La congiuntura della filiera lattiera nel secondo trimestre - Ultima modifica: 2020-09-28T09:14:05+00:00 da Redazione Dairy

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